Possiamo definire l’autostima come valutazione globale di sé, un orientamento positivo o negativo verso sé stessi. Detto con altre parole l’Insieme di pensieri ed emozioni riferite a sé come oggetto di valutazione (Rosenberg 1965). Gli studi di psicologia hanno visto un fiorire di costrutti legati alla valutazione di sé. Il più importante in relazione all’autostima è quello di auto-efficacia. Prima di continuare ad addentrarci in questo mondo di definizioni e valutazioni bisogna tener presente che nessuno di noi può definirsi attraverso questi costrutti : autostima, autoefficacia, auto- controllo, autodeterminazione, autoregolazione sono solo dei concetti per avvicinare il mistero dell’uomo, non possono definirvi, non si possono sostituire al vostro essere unici e irripetibili.

Un modo interessante di approcciare questo mondo, vede l’autostima come un processo. Un processo è qualcosa che cambia nel tempo. Una persona può giudicarsi e questo atto la blocca, a prescindere dal fatto che il giudizio sia positivo o negativo. L’alternativa al giudizio è l’accogliersi, accettarsi, motivarsi al cambiamento dandosi la possibilità di crescere.

Alcune componenti dell‘autostima:

Piacersi

Il Piacersi così come siamo, è legato all’essersi sentiti accettati, accolti e sostenuti, ha una natura affettiva-sociale.
Gli altri mi vedono e mi apprezzano, mi sostengono nei momenti difficili? Sulla base di questo anche io a mia volta mi apprezzerò e sosterrò nel momento in cui ne avrò bisogno.

Ritenersi competenti

Il ritenersi competenti comporta il ritenere di avere potenzialità da spendere nel mondo, si riferisce al sentirsi capaci nell’ottenere ciò che si desidera e nell’apprezzare che i propri sforzi abbiano un effetto. Il ritenersi competenti si consolida muovendosi con successo e ottenendo dei risultati, è connesso al “ci provo, riesco, ce la faccio”. Ha un’origine più cognitiva. Entrambi si sviluppano e si modificano all’interno di relazioni, in particolare quelle dei primi anni di vita. Anche quelle attuali o future sono lo sfondo nel quale possiamo sentirci accolti e percepire di riuscire, oppure sentirsi rifiutati e fallire.
Potrebbe sembrare che la nostra autostima dipenda dagli altri, o dal successo-fallimento, ma non è così.

Autostima

Come posso diventare l’artefice della mia autostima?

Se non riesco nelle imprese in cui mi cimento posso ridurre l’obbiettivo oppure riformularlo suddividendolo in sotto obbiettivi. Se qualcuno mi rifiuta posso cercare nuove compagnie, accettando che non posso piacere a tutti, ma che sia altrettanto improbabile non piacere a nessuno. Inoltre sta a noi decidere se concentraci su rifiuti, insuccessi, fallimenti oppure ricordare i casi in cui abbiamo sperimentato accettazione, accoglienza, buoni risultati!
Iniziamo con l’orientare lo sguardo verso noi stessi in modo aperto, non giudicante.

La trappola del riesco quindi valgo

Sentire di valere in base ai risultati, ai meriti, è una trappola che non aiuta a migliorare l ‘autostima. Ci sono persone che fanno dipendere il valore che danno a se stesse e quindi anche l’autostima dai risultati ottenuti:

questo crea vulnerabilità, non è un modo funzionale per costruire autostima.

E’ stato dimostrato (Crocker, Karpinski, Quinn e Chase, 2003), che chi fa dipendere l’autostima dai risultati sperimenta un calo consistente dell’autostima quando i risultati sono inferiori alle attese, mentre non ha un corrispondente incremento quando le cose vanno bene.

La trappola del confronto sociale

Le persone fanno paragoni e da questi traggono indizi riguardanti il valore di se. Un ambito particolarmente critico in questo senso, è il livello di bellezza percepita dalle donne, confrontandosi con canoni estetici e modelli culturalmente trasmessi le ragazze si svalutano, non ritenendosi sufficientemente belle.
Confrontarsi non pare funzionale ad una buona autostima.

Ho sempre tentato, ho sempre fallito. Non discutere. Prova ancora. Fallisci ancora, fallisci meglio.

Insuccesso e fallimento non necessariamente producono un abbassamento del livello di autostima. Ci sono persone che soccombono al fallimento e persone che traggono forza dalle difficoltà (resilienza). Alle volte è anche una questione linguistica: è diverso dire “sono un fallito” dal dire “ho fallito”.
Non sono i fallimenti a fare la differenza, ma il modo in cui sono vissuti e confusi con la nostra persona.

Elaborazione soggettiva del senso di valore personale

William James definisce l’autostima come rapporto tra sé percepito e sé ideale; il primo è la considerazione che un individuo elabora su di sé, il sé ideale è invece l’idea di come vorrebbe essere. Secondo lo studioso la persona percepisce bassa autostima quanto più grande è la discrepanza tra sé percepito e sé ideale e maggiori livelli di autostima quando il sé reale si avvicina al sé ideale “ sono proprio la persona che vorrei essere”.

Certe volte l’ideale è troppo alto, rimanendo inavvicinabile, in questo caso è importante ridimensionare il contenuto del sé ideale così come rivedere il contenuto del sé percepito.

autostima

Essere ciò che siamo e diventare ciò che siamo capaci di diventare è il solo fine della vita

Non giudicate voi stessi, non fate paragoni, ma chiedetevi chi siete e chi vorreste diventare. Non siamo i nostri risultati e ciò che ci accade, siamo molto di più. Si tratta di passare da una visione di tipo giudicante ad una valorizzazione delle proprie risorse, in modo da usarle per accrescere il nostro benessere e migliorare la nostra qualità di vita, passando da una valutazione globale di sé a valorizzazione globale di sé .

Scegliere di valorizzarsi, significa scegliere di amarsi, di sostenersi, di stare sempre dalla propria parte, ricucire le ferite del passato attraverso uno sguardo aperto e amorevole verso le nostre parti fragili e doloranti.

Articolo a cura di:

Samanta Martellacci

Samanta Martellacci
Psicologa, Psicoterapeuta della Gestalt.

Penso che la vita di tutti noi sia una storia che merita di essere raccontata. Certe volte ci sono delle pause, dei cambiamenti repentini, una sofferenza troppo grande e non sappiamo come proseguire il racconto da soli. Io lavoro con le persone per far in modo che riprendano il filo della loro storia da dove si era interrotto e perché si assumano la responsabilità di cambiamenti desiderati e mai espressi. Aiuto la persona a fare della propria vita un romanzo unico e irripetibile, scritto dalla propria penna.

n. di iscrizione all’Ordine degli Psicologi della Toscana: 6667

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