Dipendenza affettiva: quando l’amore ci fa soffrire

L’amore è un sentimento bellissimo, ci aiuta a crescere, ci permette di rischiare e di mettersi in gioco con un’altra persona, ci fa vivere intimità, fiducia e rispetto reciproco, uscire dalla nostra individualità per costruire e coltivare un “noi”,  ma non sempre è così. Ci sono relazioni” d’amore”, dove si soffre troppo , e dove probabilmente uno dei due “ama troppo”, come ci ha insegnato Robin Norwood , nel suo bestseller  che inizia così….

Amare troppo è calpestare, annullare se stessi per dedicarsi completamente a cambiare una persona “sbagliata” per noi che ci ossessiona, naturalmente senza riuscirci. Amare in modo sano è imparare ad accettare e amare prima di tutto se stessi, per poter poi costruire un rapporto gratificante e sereno con una persona “giusta” per noi.

Tratto e leggermente modificato da “Donne che amano troppo” (Ho sostituito il femminile con il maschile e fatto riferimento generico alla persona perché uomini e donne possono soffrirne e non dipende dal genere)

La dipendenza affettiva non rientra tra i disturbi mentali diagnosticati nel DSM-5, il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (American Psychiatric Association, 2013),  viene classificata tra le “New Addiction”, nuove dipendenze di tipo comportamentale, insieme alla dipendenza da Internet, il gioco d’azzardo patologico, la dipendenza da sesso, la dipendenza da sport, lo shopping compulsivo, la dipendenza da lavoro

Dipendenza affettiva psicologa Samanta Martellacci spazio Insel Firenze

Distinguere dipendenza affettiva da innamoramento

Durante la fase d’innamoramento, le persone normalmente provano intenso desiderio verso l’oggetto d’amore , stati euforici a contatto con la persona amata.  Questo è funzionale al sistema della riproduzione.

Spesso ci si concentra totalmente sull’oggetto d’amore, mettendolo al primo posto nelle nostre priorità, trascurando per un certo periodo amici, famiglia e lavoro, si sperimentano sensazioni di euforia, un aumentato livello di energia, grande desiderio sessuale, pensieri che sfiorano l’ossessività per l’altro.

Quando queste caratteristiche diventano rigide e pervasive e si estendono ben oltre la fase dell’innamoramento, allora si può iniziare a sospettare la presenza di una relazione disfunzionale, caratterizzata da dipenda affettiva. L’inizio di una relazione amorosa prevede un certo grado di dipendenza che permette a due persone di costruire un insieme che va oltre la somma delle singole parti.

La dipendenza patologica si distingue da un’ attaccamento sano perché l’individuo si percepisce totalmente vincolato all’altro, il suo “ benessere” dipende dall’altro, non c’è la possibilità del distacco e della libertà.

Dipendenza affettiva psicologa Samanta Martellacci spazio Insel Firenze

Quali sono le caratteristiche di una relazione disfunzionale di dipendenza affettiva?

Una relazione caratterizzata da dipendenza affettiva presenta alcune caratteristiche che si presentano anche quando la persona dipende da sostanze come:

  • intensa euforia in presenza del partner, simile a quella che una persona con dipendenza sviluppa davanti alla sostanza
  • Un desiderio irrefrenabile per la persona amata, che nel caso di uso di sostanze si chiama craving
  • La vicinanza con il partner con il tempo non basta più, tendenza ad aumentare sempre di più il tempo trascorso insieme (nei tossicodipendenti si parla di tolleranza alla sostanza, ovvero ricerca di dosi sempre maggiori per ottenere l’effetto desiderato)
  • sintomi d’astinenza quando la relazione viene interrotta, simili a quelli che si riscontrano nella sindrome d’astinenza dei tossicodipendenti (depressioneansia, disturbi del sonno, irritabilità, perdita dell’appetito o abbuffate) che possono portare alla ricaduta , ovvero a ricercare  nuovamente il partner nonostante sia stato infedele, violento ecc.

Chi sono  solitamente le persone con un comportamento di dipendenza affettiva?

La persona che vive una relazione di dipendenza affettiva  in genere ha bassa autostima, si svaluta, si ritiene indegna d’amore e vive con la paura costante di essere abbandonata dal partner. Per questo motivo mette in atto dei comportamenti volti ad evitare l’abbandono: dedizione totale, sacrificio, sottomissione anche sessuale.

Generalmente si incontrano partner che per caratteristiche di personalità si incastrano alla perfezione all’interno di una lotta a due tra anaffettività e dipendenza. Il comportamento del partner ,che abusa dell’estrema dedizione e disponibilità dell’altro, non fa altro che riconfermargli l’idea di non valere abbastanza, in un circolo che purtroppo facilmente diventa vizioso.

La persona con dipendenza affettiva tende ad assumersi la colpa di tutto quello che non funziona nella relazione, dell’assenza dell’altro, della mancanza di reciprocità, rincorrendo l’altro e perdonandogli tutto.

Spesso questa condizione è correlata a disturbi della personalità: disturbo dipendente e disturbo borderline della personalità.

I risultati di una ricerca di Stavola e collaboratori (Stavola, Mazzocato, Brambilla, Fiore, 2015) hanno permesso si individuare i fattori predisponenti la dipendenza affettiva : la presenza di traumi di abuso emotivo e di negligenza emotiva genitoriale, gli stili di attaccamento insicuro evitante e ambivalente, la presenza di sintomi dissociativi e la difficoltà, clinicamente significativa, nella regolazione delle emozioni.

Percorso verso il cambiamento

“Amare troppo”, scambiare una dipendenza per l’amore è qualcosa che ha radici profonde.  Si rintracciano storie dolorose, che hanno a che fare con l’infanzia e  il vissuto all’interno  della famiglia d’origine. Abbandonare questo comportamento non sarà facile e costerà paura e dolore.  Costerà la rinuncia alla passione e al tumulto emotivo  per costruire un intimità più profonda a partire da quella con se stessi.

Il primo passo verso il cambiamento avverrà spostando il nostro desiderio e interesse dall’altro a noi stessi, smettere di occuparsi delle esigenze di qualcun’ altro e riconoscersi bisogni , per troppo tempo ignorati.

Spesso si arriva in terapia quando è stato l’altro a lasciarci, quando ci si accorge che si è passata gran parte della propria esistenza passando da una relazione dolorosa all’altra , alla ricerca di qualcosa della ci sentiamo mancanti, ma che non sarà mai l’altro a compensare.  Come sostiene la Norwood il percorso terapeutico vi porterà  da “essere una persona che ama qualcun altro a tal punto da soffrirne ad essere una persona che ama abbastanza se stessa da non voler più soffrire”.

Articolo a cura di:

Samanta Martellacci

Samanta Martellacci
Psicologa, Psicoterapeuta della Gestalt.

Penso che la vita di tutti noi sia una storia che merita di essere raccontata. Certe volte ci sono delle pause, dei cambiamenti repentini, una sofferenza troppo grande e non sappiamo come proseguire il racconto da soli. Io lavoro con le persone per far in modo che riprendano il filo della loro storia da dove si era interrotto e perché si assumano la responsabilità di cambiamenti desiderati e mai espressi. Aiuto la persona a fare della propria vita un romanzo unico e irripetibile, scritto dalla propria penna.

n. di iscrizione all’Ordine degli Psicologi della Toscana: 6667

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 www.samantamartellacci.it

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